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Via dalla vista dei genitori. Si chiama Lifestage la nuova sfida di Facebook per riconquistare gli adolescenti. L’app per iOS dedicata agli under21 permette di condividere un diario virtuale con brevi clip. A progettarla è stato un product manager 19enne di Menlo Park, Michael Sayman, secondo quanto raccontato a The Verge, per coinvolgere i compagni del college in modo immediato e soprattutto virale: bastano 20 contatti per scambiare video con i ”colleghi” della stessa scuola. Un nuovo passo verso la formula di Snapchat, in parte già replicata da Instagram con l’introduzione di Storie per raccontarsi in video. Lifestage non permette di scambiare messaggi e non c’è bisogno di essere iscritti a Facebook per usarla, aggiorna su quanti hanno visitato il profilo e permette di attivare il blocco utenti e altre misure pensate per garantire la sicurezza degli utenti in caso di malintenzionati.

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Scuola, famiglia, gruppo, relazioni: con l’hashtag #GrowingUpShy migliaia di ragazzi raccontano su Twitter i loro problemi

«Le persone introverse sanno entrare in sintonia con il loro mondo interiore, per questo spesso producono capolavori

di Federica Colonna La Lettura 10 Jul 2016 immagine di Carlotta Montagna “la mamma _tapirulan_gallery” 
Crescere può essere difficile. Per un timido ancora di più. Lo raccontano le migliaia di persone che su Twitter hanno scelto di condividere le proprie esperienze di bambini e adolescenti introversi con l’hashtag #GrowingUpShy — crescere timidi, appunto — entrato il primo luglio nella lista dei trending topic, i contenuti più virali sul social network. Già diffusissimo lo scorso anno, e secondo la Bbc lanciato dall’account @3rdborndavis, oggi non più attivo, l’hashtag è una variazione di #GrowingUpBlack, con cui un gruppo di utenti Twitter ha cominciato a raccontare la vita degli afroamericani. È stata poi la volta di #GrowingUpHispanic (ispanici), #GrowingUpArab (arabi), fino a #GrowingUpPoor (poveri) e #GrowingUpPretty (belli). Leggi Tutto

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Cari lettori di YOUNGLEshadow-727x409, desideriamo condividere con tutti voi la lettera che un ragazzo fiorentino vittima di bullismo ha voluto, tramite il nostro sito, rendere pubblica e i cui genitori ne hanno autorizzato la pubblicazione chiedendoci di darle la massima visibilità.

Ciao, ti ricordi di me?
Io non ti ho mai dimenticato… ma ti starai chiedendo come mai ti scrivo.
Ebbene, voglio farti capire la gravità di quello che hai fatto e del bullismo in generale.

So già cosa stai pensando: “Non era bullismo, stai esagerando, come sempre: erano solo innocenti scherzetti”. D’altronde è quello che dicevi ogni volta che tu e gli altri mi facevate qualcosa: è una caratteristica tipica del bullismo, si tende a sminuire i fatti rendendoli insignificanti persino agli occhi dei professori, ma le vostre angherie non sono mai diminuite. A causa tua ogni giorno tornavo da scuola esasperato e stanco, non ce la facevo più, mentre quasi tutti credevano che fosse uno scherzo.

Io, come molte persone vittime di questo grave problema, sono molto suscettibile (e alle medie lo ero ancora di più), e mi arrabbiavo per ogni minima insinuazione. Questo è il fattore che mi rendeva la vittima ideale ai tuoi occhi. Ogni giorno non smettevi di offendermi fino al suono della campanella, e quando io, ingenuamente, mi arrabbiavo e cercavo di reagire, voi ridevate. Ancora non riesco a capire come questo possa essere uno spettacolo. Può essere divertente vedere una persona soffrire? Evidentemente sì, e tu ne sei la prova.

Come se le parole non bastassero, ero sempre costretto a comprare nuovo materiale, poiché la mia cartellina, il mio astuccio o la mia intera cartella venivano usate per partite di calcio o altri “giochi”. Mi ricordo ancora di un pomeriggio in cui mi avevate nascosto ogni cosa tra i cespugli del cortile e avevo passato mezz’ora dopo la fine dell’ultima lezione per ritrovarli.

Tutto questo mi scatenava tantissima rabbia, che vi divertiva e quindi vi spingeva a continuare: era un circolo vizioso. Tutto ciò mi ha provocato un netto abbassamento dell’autostima, di cui soffro ancora, con conseguenti crisi ansiose e vari altri problemi.

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pubblicazione, Scuola, video

“LA POLITICA? A SCUOLA NESSUNO MI HA MAI INSEGNATO NIENTE. MI È ARRIVATA LA TESSERA ELETTORALE E MI SONO MESSA LE MANI NEI CAPELLI, E MO’ CHE FACCIO”
Nel libro la 18enne Sofia Viscardi affronta i grandi temi: l’amore, la solitudine, le ossessioni: “La storia si ferma prima del sesso. Ma non ho problemi a parlarne – Ci sono pagine di sofferenza e quasi di ossessione. Oggi si sente spesso di amori ossessivi, di sentimenti malati”…
SOFIA VISCARDISOFIA VISCARDI

Dialogo tra Giulio Giorello e Sofia Viscardi a cura di Ida Bozzi pubblicato da “la Lettura – Corriere della Sera” e ripreso daDAGOSPIA.COM

S’ incontrano subito, sul piano dei sentimenti, il filosofo Giulio Giorello e la youtuber Sofia Viscardi, diciotto anni appena compiuti, che ha scritto un romanzo – Succede (Mondadori) – da tre settimane sul podio della classifica, tutto dedicato agli amori di un gruppo di ragazzi. E così anche la conversazione, nella redazione de «la Lettura», affronta senza timidezze anagrafiche i grandi temi: l’ amore, la solitudine, la paura. Prima partendo dal romanzo, e poi raccontando della vita privata, delle storie di ognuno. Di quella volta che.

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GIULIO GIORELLO – Si vedono un mucchio di belle cose, e di bei problemi, nel libro. Posso citartene una, pagina 153: «Ho mille domande, mille preoccupazioni, mille dubbi, un casino di cose da raccontare, nessuno a cui rivolgermi. Questa forse è la solitudine».

Mi sembra un pezzo di notevole bellezza, è una delle linee con cui leggere il libro. Però l’ impressione è che alla fine la solitudine sia vinta. Che il senso di solitudine sia vinto dall’ amore di Meg per Tom, i protagonisti. I quali si riconoscono dopo essersi visti-rivisti-stravisti mille volte. E questo è uno dei punti che mi sono piaciuti di più. E c’ è un altro punto, due righe prima: «Vorrei essere amata e imparare ad amarmi». All’ inizio sembra che la ragazza non si piaccia.

SOFIA VISCARDISOFIA VISCARDI

SOFIA VISCARDI – O non totalmente… C’ è un altro pezzo, dove scrivo: «Dico sempre che vorrei essere come gli altri ma non mi cambierei mai per essere qualcuno che non sono».

Alla fine Meg ha solo bisogno di trovare qualcuno che le faccia capire che è giusto così, che siamo tutti imperfetti, che però bisogna imparare ad accettarsi, e una volta che ci si accetta si appare più sicuri e si può anche essere amati dagli altri. A un certo punto i due si lasciano, e Meg dice: «Perdo l’ amore, ma devo imparare ad accettare la perdita».

SOFIA VISCARDI – Anche per questo il romanzo si intitola Succede . Succedono, le cose. Bisogna imparare a prenderle come vengono. Anche qualcosa di brutto, bisogna metabolizzarlo.

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GIULIO GIORELLO – Metabolizzarlo e riprendere. La protagonista è tutt’ altro che una rassegnata, mi pare. Combattere le piace. Nelle situazioni critiche se la cava bene. Perfino quando si sbronza con un gruppo di svitati, se la cava egregiamente – alla fine no, arriva a casa a pezzi, ma all’ inizio se la cava bene. Cioè dimostra di essere capace di adattarsi al mondo che la circonda e questo mi sembra uno dei lati più interessanti di questo libro. Non c’ è mai rassegnazione e non c’ è mai conformismo.

SOFIA VISCARDI – Eh, sono io. Io non mi arrendo mai. A volte è una cosa negativa, bisognerebbe anche saper abbassare la testa. Però se c’ è qualcosa che ho imparato è l’ adattamento. Se le cose non vanno così, non è un grande problema, sono capace di adattarmi.

I suoi coetanei, i suoi fan su YouTube hanno questa stessa capacità di affrontare le cose?
SOFIA VISCARDI – Dipende. A volte ci sono persone molto deboli, molto disorientate, magari più piccole di me, che mi chiedono aiuto. Quello che cerco sempre di comunicare io, è «prendi quello che arriva e cerca di farne esperienza, anche se non è una cosa che in questo momento ti rende estremamente felice».
GIULIO GIORELLO – Una pagina mi è piaciuta molto, pagina 83, quando descrivi Milano d’ inverno. «Amo l’ inverno quando è fuori dalla finestra, quando io però sono rintanata sotto le coperte; non quello gelido delle otto del mattino quando perdo l’ autobus e mi trovo a correre come una pazza per arrivare a scuola». Devo dire che non è cambiato molto, rispetto ai vecchi anni, se non che ai miei tempi non c’ era l’ autobus ma il tram.

GIULIO GIORELLOGIULIO GIORELLO 

Che scuola?
SOFIA VISCARDI – Ho fatto un po’ di licei milanesi… Un anno di Berchet. Che però non è andato bene.

GIULIO GIORELLO – Io ho fatto lì i miei cinque anni, al Berchet.
SOFIA VISCARDI – Poi ho cambiato, un anno al Besta, poi al Virgilio l’ anno scorso (è la scuola di Meg e Olimpia, nel libro) e quest’ anno vado al liceo di scienze umane, il Voltaire. Mi iscriverò di nuovo qui, è la prima volta che faccio per due anni la stessa scuola.

sofia viscardi in posa con una fan (2)SOFIA VISCARDI IN POSA CON UNA FAN (2)

GIULIO GIORELLO – Ecco, i professori in questo romanzo non fanno una gran figura.
SOFIA VISCARDI – Ma io sono una persona un po’…Non riesco ad abbassare la testa davanti a un professore, io rispondo; e a loro dà molto fastidio. Poi, l’ anno scorso, con il fatto di YouTube e il web, alla scuola pubblica non accettavano il fatto che una ragazza di 17 anni oltre alla scuola potesse fare altro. Sono uscita con la media del 7, ma con il 6 in condotta perché «facevo» YouTube.

È diverso parlare di sentimenti su YouTube e in un libro?
SOFIA VISCARDI – Molto. Ho sentito la necessità di scrivere un romanzo e non di raccontare queste cose online, perché in forma scritta mi esprimo molto meglio, cioè riesco a elaborare dei concetti, rileggo e correggo, mentre parlando è buona la prima. Mi sento molto più a mio agio nello scriverne.

GIULIO GIORELLO – Sulla pagina scritta sembra tutto naturale, non oso dire che è la tua confessione, ma certo il romanzo è in parte autobiografico. Credo emerga un forte bisogno di ritorno ai sentimenti in questo libro. I sentimenti ci agitano dai tempi dei tempi, anche se evidentemente ai tempi di Dante non c’ era internet.

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Ma quello che mi ha colpito è che il bisogno di sentimenti è non tanto o non solo nei personaggi femminili, ma anche e molto in quelli maschili. Che hanno necessità di aver qualcuno, di poter dire la loro, di poter darsi a qualcuno e non solo dirsi. Ed è una cosa molto curiosa, interessante, questo lato maschile anche un po’ fragile.

SOFIA VISCARDI – In realtà i maschi «si coprono» vestendosi e comportandosi da menefreghisti, ma non ho mai conosciuto nessun maschio veramente senza sentimenti. Tutti i miei amici alla fine sono molto più fragili di quel che danno a vedere.

GIULIO GIORELLO – Ma c’ è una parte di bellezza in questo, no? Personaggi belli e dotati di sentimenti. Invece… gli adulti non escono così bene. Il «quasi ragazzo» di Olimpia, intendo, che alla fine si scopre avere già una famiglia.

SOFIA VISCARDI – Lì il fulcro non era tanto il fatto di essere adulto, quanto la relazione cominciata conoscendosi su internet. Il genere di cosa che non sai mai dove va a finire e che non ho mai approvato. Non l’ ho mai vissuta, ma qualcosa di strano, piccole esperienze, sì; e mi piaceva sottolineare il fatto che preferisco comunque sempre una relazione faccia a faccia, il contatto fisico.

GIULIO GIORELLO – Quindi non è vero il luogo comune che i ragazzi oggi vivono solo su internet, soltanto con l’ iPad, o i social… ci vivono quando gli pare opportuno farlo. Nulla cancella il faccia a faccia.

sofia viscardi intervistataSOFIA VISCARDI INTERVISTATA

SOFIA VISCARDI – Internet può essere una grande opportunità per uno scambio di informazioni e di pareri, per conoscere i pensieri di tante persone. Ma secondo me la vera essenza di una persona la scopri e la conosci solo vedendola, fisicamente. So di persone che riescono ad affogare la loro timidezza online, e quindi usano internet come scudo, diventano all’ apparenza «superforti», e poi dal vivo non sanno spiccicare parola.

Ma gli adulti, per i ragazzi, ci sono, sono presenti?
SOFIA VISCARDI – Gli adulti ci sono, ma non tantissimo. Io sono sempre stata supportata dai miei genitori, libera di fare quello che mi sentivo, mi hanno insegnato a prendermi la mia responsabilità. Però per i sentimenti, penso che nel romanzo ci sia il rapporto che io ho avuto con mia mamma.

Non è mai stata la mia prima confidente in queste cose, ho sempre preferito parlare con le amiche. Per me è giusto così, so di genitori che diventano invadenti. Due delle mie migliori amiche hanno genitori che vogliono sempre sapere tutto, e ogni tanto loro si ritrovano a mentire.

GIULIO GIORELLO – Lo dici infatti, nel dialogo tra Meg e Olimpia: «Mentire non è mai meglio».

Spesso nel libro sembra che i personaggi dicano «voglio essere vera, voglio che tu con me sia vero».Anche nel web delle condivisioni, c’ è un nuovo peccato originale che è la «non verità». Guai se uno youtuber è costruito e non racconta la verità. Leggi Tutto

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Clicchi un bottone, e sei già collegata automaticamente con il 112. E puoi dare le coordinate di dove ti trovi, con la massima precisione, in un istante. Se sei in pericolo, non puoi metterti a smanettare a caso con il cellulare, ogni istante è prezioso. Per questo arriva Stalking Buster, la nuova App presentata oggi a Milano, già disponibile in italiano e inglese su Android (ma presto sarà anche per iOS e Windows Phone e in altre lingue).

Stalking Buster, nata da una pStalkingBuster_1artnership tra Fondazione Donna a Milano onlus e Avanade, è gratuita, perché vuole essere uno strumento di prevenzione e sensibilizzazione: “Volevamo aiutare le donne a sentirsi più sicure quando girano per la città. Secondo i dati Istat del 2015, oltre 3,4 milioni di donne italiane hanno subito stalking nel corso della vita” dice Maria Rita Gismondo, presidente di Fondazione Donna a Milano onlus. “La cronaca purtroppo ci racconta ogni giorno storie di femminicidio. E noi, con il nostro camper per l’ascolto, siamo spesso a contatto con realtà molto difficili. L’abbiamo pensata per le donne, ma può essere utile anche per i giovani”.

L’App è di utilizzo immediato. Nella stessa schermata ci sono tutte le info utili nelle emergenze: una mappa con l’indirizzo e le coordinate geografiche della propria posizione, un pulsante per la chiamata immediata al 112, un pulsante per la chiamata al numero di emergenza delll’unità antistalking impostato dall’utente (ad esempio il 1522 del Dipartimento per le Pari Opportunità, attivo 24h per 365 giorni all’anno e rivolto alle donne vittime di violenza), un terzo pulsante per un sms automatico al numero di emergenza, con la comunicazione di latitudine e longitudine e link a Google Maps.