News, pubblicazione

Clicchi un bottone, e sei già collegata automaticamente con il 112. E puoi dare le coordinate di dove ti trovi, con la massima precisione, in un istante. Se sei in pericolo, non puoi metterti a smanettare a caso con il cellulare, ogni istante è prezioso. Per questo arriva Stalking Buster, la nuova App presentata oggi a Milano, già disponibile in italiano e inglese su Android (ma presto sarà anche per iOS e Windows Phone e in altre lingue).

Stalking Buster, nata da una pStalkingBuster_1artnership tra Fondazione Donna a Milano onlus e Avanade, è gratuita, perché vuole essere uno strumento di prevenzione e sensibilizzazione: “Volevamo aiutare le donne a sentirsi più sicure quando girano per la città. Secondo i dati Istat del 2015, oltre 3,4 milioni di donne italiane hanno subito stalking nel corso della vita” dice Maria Rita Gismondo, presidente di Fondazione Donna a Milano onlus. “La cronaca purtroppo ci racconta ogni giorno storie di femminicidio. E noi, con il nostro camper per l’ascolto, siamo spesso a contatto con realtà molto difficili. L’abbiamo pensata per le donne, ma può essere utile anche per i giovani”.

L’App è di utilizzo immediato. Nella stessa schermata ci sono tutte le info utili nelle emergenze: una mappa con l’indirizzo e le coordinate geografiche della propria posizione, un pulsante per la chiamata immediata al 112, un pulsante per la chiamata al numero di emergenza delll’unità antistalking impostato dall’utente (ad esempio il 1522 del Dipartimento per le Pari Opportunità, attivo 24h per 365 giorni all’anno e rivolto alle donne vittime di violenza), un terzo pulsante per un sms automatico al numero di emergenza, con la comunicazione di latitudine e longitudine e link a Google Maps.

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È in calo il tempo che trascorriamo all’interno delle app di Facebook, Twitter o Instagram. Preferiamo gli ambienti di dialogo più diretto e nati in modo specifico per il mobile
Martina Pennisi http://www.corriere.it/tecnologia/social/ mike

Ci siamo già stufati? L’era del tagga e condividi si sta avviando sul viale del tramonto? Stiamo per (ri)alzare le teste dagli schermi degli smartphone per ricominciare a interagire solo vis-à-vis ? Non esattamente, ma i recenti dati sull’utilizzo delle applicazioni raccontano qualcosa di interessante sulle nostre abitudini: siamo più orientati verso gli ambienti di dialogo rispetto a quelli di condivisione indiscriminata.

Secondo SimilarWeb, che prende in considerazione i dispositivi Android (84% del mercato nel primo trimestre 2016, Gartner), il tempo trascorso all’interno delle app di social networking è in calo. Parliamo sempre, ad esempio, della bellezza di 45 minuti e 48 secondi al giorno su Facebook, nel caso degli americani, nei primi tre mesi dell’anno. Ma vediamo la cifra scivolare dai 48,75 minuti dello stesso periodo del 2015. Nei nove Paesi analizzati (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Spagna, Australia, India, Sudafrica, Brasile e Spagna), l’utilizzo della piattaforma da 1,6 miliardi di utenti è scivolato dell’8 %.

Anche la novità più fresca, Snapchat, passa da 23,17 minuti a 18,72 minuti negli Usa e da 21,22 minuti a 16,12 in Francia. In una delle economie più ghiotte dal punto di vista del potenziale, nonostante la crisi, rimane però stabile: l’app gialla in Brasile è ancorata sopra gli 11 minuti e, soprattutto, può contare su una crescita delle installazioni.

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News

di Angelica Basile – http://www.west-info.eu/

Viene dagli USA la prima linea amica per adolescenti che passa attraverso gli SMS. Si chiama Crisis Text Line e permette ai ragazzi che ne hanno bisogno, di chiedere aiuto semplicemente inviando un messaggio di testo. Se si sta vivendo un periodo difficile, si soffre per atti di bullismo o per disturbi alimentari, spesso quello che serve è semplicemente parlare con qualcuno che sappia dare ascolto. Ma la vergogna di dover alzare la cornetta, tirare fuori la voce e raccontare ad un estraneo i propri mali, spesso blocca anche i più temerari. Da oggi, tuttavia, basterà inviare un sms e a rispondere sarà un operatore che non solo saprà dare conforto a chi sta male, ma lo aiuterà anche a trovare una via d’uscita, un aiuto concreto, un centro a cui rivolgersi.

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News, SOSTANZE

Da un sondaggio su oltre 216mila adolescenti americani è emerso che il consumo di marijuana è in calo, nonostante la legalizzazione della sostanza in diversi stati

Marta Musso su WIRED High Angle View Of Marijuana Joint On Table

Gli adolescenti americani consumano meno marijuana. Sono le conclusioni che emergono da un sondaggio della Washington University School of Medicine di St. Louis, condotto su 216mila adolescenti, che verrà pubblicato a giugno sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry. I dati parlano chiaro: il numero di giovani che fanno uso della sostanza e quelli che presentano problemi legati al consumo di marijuana è in forte diminuzione, nonostante alcuni stati americani abbiano recentemente legalizzato o depenalizzato l’uso di questa sostanza.

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News

contraccettiviBuona lettura 😉
articolo pubblicato su MY PERSONAL TRAINER
Nel vasto panorama sessuale, i metodi contraccettivi sono oggetto di elevato interesse, soprattutto tra giovani e giovanissimi ancora sessualmente inesperti. ContraccettiviNonostante il mercato offra numerosissime e differenti metodiche contraccettive, sembra che molti adolescenti vivano la propria sessualità in modo superficiale, affrontandola con leggerezza e sconsideratezza.
Nella realtà attuale, l’età della tanto ambita “prima volta” tende ad essere sempre più precoce. Da quanto detto, ben si comprende come l’informazione sui differenti metodi contraccettivi sia indispensabile per ridurre non solo il rischio di gravidanze indesiderate ma anche limitare la trasmissione delle malattie veneree (MST).
Iniziamo subito specificando che nessun metodo contraccettivo – al di fuori dell’astinenza – offre una protezione TOTALE da gravidanze indesiderate, né tantomeno da malattie sessualmente trasmissibili. Nonostante quanto detto, è comunque doveroso ribadire che il perfezionamento di alcuni metodi contraccettivi è tale da minimizzare il rischio di fallimento.

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Si chiamano “finstagrams” e sono account privati per pochi follower, dove i teenager condividono tutto, brufoli compresi. Non si finge, ci si svela per come si è. Ma qualche rischio ancora c’è

teenage girls

teenage girls courtesy getty images

di Costanza Rizzacasa d’Orsogna http://www.iodonna.it/

Li chiamano “finstagrams”, crasi di “fake Instagrams”. Sono gli account privati dei teenager, con pseudonimi e pochissimi follower. Solo i veri amici, cui mostrarsi rigorosamente senza filtri: foto sfocate o poco lusinghiere, brufoli e rotolini, gaffe, storie di vite banalissime. Quello che in pubblico non posteresti mai. Gli stessi principi che governano Instagram, su Finstagram sono ignorati allegramente: il finto Instagram è più vero del vero. Un abisso dai Millennial, per cui il social era una specie di curriculum vitae: “Questa sono io. Gelosi?”. La vita come servizio fotografico: in autopromozione permanente tra Photoshop, luci perfette, filtri rosa. Perché il rapporto con l’hi-tech dei Generation Z – i nati tra il 1996 e il 2010 – è ben diverso. Per loro, Facebook è da vecchi (nel 2014 il 25 per cento dei 13-17enni l’ha lasciato), Instagram rischioso: un selfie audace può dar popolarità, ma danneggiare reputazione e prospettive di carriera. Meglio app non solo più veloci, ma che promettono la privacy. Secret, Whisper, per gossippare nell’anonimato; Snapchat, che elimina i messaggi dopo alcuni secondi; Telegram, criptato. Il loro incubo è la geolocalizzazione.
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