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Si chiamano “finstagrams” e sono account privati per pochi follower, dove i teenager condividono tutto, brufoli compresi. Non si finge, ci si svela per come si è. Ma qualche rischio ancora c’è

teenage girls

teenage girls courtesy getty images

di Costanza Rizzacasa d’Orsogna http://www.iodonna.it/

Li chiamano “finstagrams”, crasi di “fake Instagrams”. Sono gli account privati dei teenager, con pseudonimi e pochissimi follower. Solo i veri amici, cui mostrarsi rigorosamente senza filtri: foto sfocate o poco lusinghiere, brufoli e rotolini, gaffe, storie di vite banalissime. Quello che in pubblico non posteresti mai. Gli stessi principi che governano Instagram, su Finstagram sono ignorati allegramente: il finto Instagram è più vero del vero. Un abisso dai Millennial, per cui il social era una specie di curriculum vitae: “Questa sono io. Gelosi?”. La vita come servizio fotografico: in autopromozione permanente tra Photoshop, luci perfette, filtri rosa. Perché il rapporto con l’hi-tech dei Generation Z – i nati tra il 1996 e il 2010 – è ben diverso. Per loro, Facebook è da vecchi (nel 2014 il 25 per cento dei 13-17enni l’ha lasciato), Instagram rischioso: un selfie audace può dar popolarità, ma danneggiare reputazione e prospettive di carriera. Meglio app non solo più veloci, ma che promettono la privacy. Secret, Whisper, per gossippare nell’anonimato; Snapchat, che elimina i messaggi dopo alcuni secondi; Telegram, criptato. Il loro incubo è la geolocalizzazione.
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Una volta si chiamava verginità ed era considerata un valore, un preservarsi per portare in dono all’uomo (ma anche alla donna) della vita la propria castità. Poi dagli anni Settanta in poi le cose sono andate a testa in giù, il vento della libertà ha investito le ragazze che hanno cominciato a rivendicare la legittimità del proprio desiderio e a decidere tempi e modi della loro evoluzione sessuale. La verginità da valore si è tramutata in fardello, qualcosa da cui liberarsi pena l’ostracismo del gruppo, e l’età della prima volta si è abbassata puntando in alcuni casi anche verso i 12 o 13 anni (una ragazza su dieci oggi fa l’amore prima dei 14 anni), per assestarsi intorno ai 16, 17 di media.

di Maria Luisa Agnese, Maria Serena Natale http://www.corriere.it/cronache/sesso-e-amore/

Cinque figli

Ma anche se in poco tempo c’è stata una rivoluzione copernicana, come racconta bene nell’intervista Radio Cecilia Storti, forte di un’esperienza a largo raggio in quanto mamma di cinque figli dai 20 ai 12 anni, non per questo vuol dire che tutto sia facile e che il rito iniziatico della prima volta che segna un passaggio importante della vita, si possa ormai derubricare ad atto dovuto. Perché le scelte della vita poi non sono mai così semplici tanto più quando riguardano aree individuali e private, e perché caduti tutti i divieti, i codici laici e religiosi, i ragazzi spesso si ritrovano senza bussola a impegnarsi nella costruzione di sé e ognuno alla fine, per quanto giovane, deve regolarsi secondo la propria sensibilità. Soprattutto continuano a interrogarsi su quando sia il momento migliore per compiere questo che resta comunque un grande passo. Che non dovrebbe essere troppo presto, perché se è vero che la società tende a fare dei nostri figli dei piccoli adulti, sollecitandoli in ogni modo a una maturità precoce, è anche vero che intorno ai 12 o 13 anni non sono ancora attrezzati psicologicamente per elaborare e riempire di significato un evento così profondo.

 Il «troppo presto»

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Per un periodo della mia vita ho creduto che i peli crescessero solo durante la notte e che il petting fosse un’invenzione delle lettere a Top Girl. Ma non ho mai pensato di risolvere il rischio di gravidanza proveniente da un rapporto non protetto facendomi un bagno caldo—senza per questo considerarmi particolarmente sveglia.

di Flavia Guidi pubblicato su www.vice.it

A quanto emerge da una recente indagine della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) invece, se mi fossi affidata a questo metodo non rappresenterei un’eccezione, ma solo una delle tante giovani donne italiane che basano la loro educazione sessuale su informazioni ottenute in maniera piuttosto casuale, principalmente da internet o dagli amici.

selfie-girls_192633083 copia“Si tratta di un problema trasversale, che colpisce il Nord come il Sud: l’Italia, quando si tratta di sesso, è il regno della disinformazione, delle bufale,” mi spiega il dottor Marco Rossi, Presidente dell’Associazione Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale. “I ragazzi hanno informazioni sulla sessualità che derivano prevalentemente dei propri coetanei, e che i loro coetanei prendono da internet, senza gli strumenti per discernere il falso dal vero. Le bufale, sul campo sessuale, si sviluppano per questo.”

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