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MATTEO LANCINI: Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali

In occasione dell’uscita del suo nuovo libro  “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali”, Centro Studi Erickson, incontriamo Matteo Lancini, psicologo psicoterapeuta, membro e presidente del Centro di Consultazione e Psicoterapia della Fondazione Minotauro di Milano.

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“Adolescenti navigati”, nato dalla lunga esperienza dell’autore come psicoterapeuta di numerosi ragazzi e delle loro famiglie, suggerisce, attraverso esempi e indicazioni estremamente pratiche, strategie educative autorevoli ed efficaci per rispondere alle esigenze evolutive dei nativi digitali. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e counselor, il libro aiuta a comprendere e sostenere preadolescenti e adolescenti nella fase più delicata della loro crescita, trovando soluzioni alle difficoltà più comuni e insegnando come: capire chi è, e come interagire con, un nativo digitale; rivedere le funzioni paterne e materne nell’era di internet; gestire i rapporti scolastici con insegnanti e dirigenti; trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di controllo e il bisogno di fiducia.

  • Quali sono le difficoltà che padri e madri incontrano oggi nell’esercitare la funzione paterna e materna?

Il passaggio a un nuovo modello educativo familiare, che ho chiamato “dal padre simbolico alla madre virtuale”, richiede una continua reinterpretazione dei ruoli genitoriali per nulla semplice nella complessità sociale odierna. Tra le tante difficoltà ci sono la necessità materna di coniugare distanza corporea e vicinanza emotiva e la difficile declinazione di una paternità che ha rinunciato alla violenza ma che fatica ad individuare una nuova e riconosciuta forma di autorevolezza. Madri e padri devono inoltre fare i conti con un contesto, come quello attuale, dove è aumentata la forza orientativa dei coetanei e l’influenza della cultura massmediatica e di internet. I genitori si costituiscono come modelli di identificazione sempre meno esclusivi, rispetto al passato, e già da piccolissimi i figli crescono immersi nelle relazioni con i propri coetanei e nelle animazioni televisive e in rete che scandiscono la quotidianità. Tra i tanti esempi possibili, si pensi al modello di padre evocato da Papà Pig, in uno dei format animati di maggior successo in Italia e nel mondo.

 

  • Nel suo libro, occupandosi del ruolo del padre di fronte ai compiti evolutivi del figlio adolescente, scrive che l’adolescenza è “l’epoca della funzione paterna per eccellenza”.

Prima delle ridistribuzione e ricontrattazione dei ruoli familiari, l’infanzia era scandita dall’appartenenza materna ed era con l’arrivo delle trasformazioni adolescenziali che entrava simbolicamente in scena il padre. Il padre sanciva la fine dell’infanzia e si faceva garante della nascita sociale dell’adolescente. Oggi viviamo in un contesto familiare e sociale molto diverso, frutto di conquiste e trasformazioni culturali oramai irrinunciabili, chiamato ad integrare altre straordinarie novità rese possibili dalle innovazioni tecnologiche. Tutto questo non deve farci dimenticare che i compiti evolutivi dell’adolescenza sono invarianti. La separazione dai miti dell’infanzia, la mentalizzazione del corpo naturale, la formazione di un sistema di valori e la propria nascita come soggetto sociale trovano nello sguardo di ritorno paterno e nella capacità del padre di non rinunciare alla propria funzione un riferimento importante. Il padre è chiamato a sostenere la realizzazione dei compiti evolutivi dell’adolescente e a offrire uno spiraglio sul futuro possibile per il figlio o la figlia. Un compito ancor più importante in una società che comunica alle nuove generazioni molta crisi e poca speranza. Il padre sostiene il futuro, anche nei momenti difficili.

  • Cosa rappresentano il web, i social, i videogiochi per gli adolescenti di oggi, in termini di rischi e opportunità, e qual è una possibile “strategia di accompagnamento” più adeguata per i genitori?

Gli adolescenti odierni sono cresciuti sin da piccolissimi in una condizione caratterizzata dalla distanza corporea e dalla vicinanza relazionale, in quella che è stata definita la società del “spesso distanti ma mai soli”. Inseriti all’asilo e in altri contesti organizzati hanno sperimentato, su mandato genitoriale, cosa significasse trascorrere la quotidianità distante da mamma e papà ma mai veramente soli. La diffusione delle “relazioni senza corpo” origina in ambito familiare e si trasferisce successivamente nelle relazioni con i coetanei. Se a questo aggiungiamo la chiusura degli spazi di socializzazione e gioco spontaneo, dovuta anche all’aumentata percezione di pericoli esterni, possiamo dare un nuovo significato alla diffusione delle “piazze e battaglie virtuali” in preadolescenza e adolescenza. Può sembrare un controsenso, ma nella società odierna, se le cose procedono bene, l’adolescente si allena attraverso il virtuale, sperimenta nuove parti di sé in un contesto meno rischioso della strada, dove il corpo dei figli è percepito come in balia dei malintenzionati. Quando il virtuale da “palestra sociale” diventa luogo di rifugio, dell’immersione quotidiana e della ripetizione dell’identico, le cose non procedono bene. Inoltre, ritengo siano auspicabili delle politiche educative e sociali che rimettano il corpo naturale, e le sue esigenze, al centro dello sviluppo adolescenziale. Riaprire, prima nella nostra mente e poi nelle nostre città, spazi di socializzazione spontanea e luoghi dove le pari opportunità possano essere sempre più affermate, senza negare le differenze di genere, ritengo sia l’operazione più utile per contrastare lo strapotere del marketing della virtualità.

  • Come si svolge la consultazione con i genitori e con gli adolescenti all’interno della Fondazione Minotauro di cui è membro e Presidente?

Il Centro di Consultazione e Psicoterapia della Fondazione Minotauro si occupa di soggetti di tutte le età. E’ comunque vero che la storia del nostro Istituto è caratterizzata da una particolare attenzione all’adolescenza, fase dello sviluppo che richiede un dispositivo di intervento specifico. Il nostro approccio alla crisi adolescenziale si muove in una prospettiva evolutiva, in cui ampio spazio è dato alla voce dei ragazzi e delle ragazze ma anche a quella dei genitori. La nostra metodologia prevede dunque anche il coinvolgimento della madre e del padre, considerati come degli importanti collaboratori, dei co-terapeuti, dell’intero percorso di consultazione e psicoterapia. Questo perché riteniamo che la crisi adolescenziale dipenda da una situazione di stallo, da un blocco nella realizzazione dei compiti evolutivi propri di questa fase dello sviluppo e che la ripresa evolutiva possa avvenire attraverso il lavoro sul sistema di rappresentazioni dell’adolescente ma anche dei suoi genitori. Pur utilizzando un dispositivo flessibile, calibrato sulle singole richieste, il nostro modello di consultazione prevede dunque colloqui separati con l’adolescente, la madre e il padre, fino alla restituzione di quanto emerso nel lavoro della nostra équipe.

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