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La risposta (positiva) del cervello al nostro brano musicale favorito è pressoché universale, a prescindere dal genere che ci piace ascoltare.

Mozart, Rihanna o Duke Ellington non importa: quando ascoltiamo il nostro brano preferito, riportiamo tutti analoghe sensazioni, come il ricordo di esperienze personali dal forte contenuto emotivo, o pensieri che riguardano il nostro vissuto.

Ora i neuroscienziati hanno capito il perché: l’ascolto del genere musicale favorito, qualunque esso sia, attiva sempre uno specifico network di connessioni cerebrali, indipendentemente dal tipo di musica e dalla presenza o meno di parole nelle canzoni.
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Corriere della Sera lancia l’iniziativa #nonsaidichetifai
Un numero speciale di Corriere Salute in edicola domenica,
un approfondimento web e una campagna social
sensibilizzano sul problema delle droghe sintetiche in continua trasformazione

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Migliaia di droghe sintetiche che cambiano ogni giorno e hanno effetti imprevedibili, tanto che spesso neanche al Pronto Soccorso sanno come aiutare i ragazzi, nuovi mix con sostanze che costano sempre meno e che producono effetti a dosi sempre più basse, sono alcune coordinate dell’allarme lanciato da Corriere Salute che al problema dedica un numero speciale, in edicola domenica, un approfondimento sul web e la campagna social #nonsaidichetifai online da lunedì, per essere informati di ciò che si sta assumendo e avere degli strumenti per arginare i rischi.

In occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga del 26 giugno, Corriere Salutepubblica un quadro della situazione che incrocia gli ultimi dati dell’ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), indagini e interviste: fra i 15 e i 19 anni sta crescendo il numero di chi consuma abitualmente allucinogeni e stimolanti e soprattutto quello di chi assume sostanze psicoattive senza sapere che cosa siano. Droghe che agiscono sul sistema nervoso ma sono tossiche anche per gli altri organi. Miscugli che spesso restano sul mercato pochi mesi, il tempo di sperimentarle direttamente sui ragazzi.

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News

A 15 anni le ragazze cercano soprattutto notizie sull’alimentazione, mentre i maschi sono più interessati alla sessualità. Dopo la ricerca solo il 45% dei giovani sente il bisogno di confrontarsi con i genitori, nonostante il 91% si dica ansioso perché non sa come gestire le informazioni. I risultati del progetto Diagno//Clickpatrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione FamilySmile.
L’INDAGINE
Il 77% degli adolescenti italiani cerca in rete notizie sul proprio benessere. E non c’è distinzione tra maschi e femmine. Tra quelli che navigano su internet in cerca di notizie di salute, il 33% è infatti composto da ragazzi e il 34% da ragazze. Ma se i maschi cercano soprattutto notizie sulla sessualità, le femmine sono più interessate all’alimentazione. In entrambi i casi, internet ha, in molti casi, sostituito la richiesta di aiuto a mamma e papà e, di conseguenza, anche il consulto medico. Dopo la ricerca, infatti, solo il 45% dei ragazzi sente il bisogno di confrontarsi con i genitori, nonostante il 91% si senta ansioso perché non sa come gestire queste informazioni e l’82% confuso perché non sono riusciti a comprendere tutte le informazioni ricevute. L’88% si dice però rassicurato perché comunque hanno ottenuto delle risposte.

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Eventi

Bolzano 17 giugno 2015, Sala dell’Antico Municipio

Una giornata con i centri ed i progetti che in Italia si occupanti di progetti di prevenzione  online per presentare il progetto “Click for Support”e le linee guida  EU in materia.

Allo stesso tempo questa è una buona occasione per incontrarsi fra centri di prevenzione nazionali.

YOUNGLE c’è!

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COME in ogni grande storia d’amore ci sono gli alti e bassi. C’è stato un momento, per esempio, in cui sembrava che gli adolescenti si fossero stancati del loro compagno più affezionato, Facebook.

Ora peròun nuovo sondaggio rimette le cose in chiaro: secondo l’ultimo rapporto dell’istituto di ricerca Usa Pew Research Center, infatti, il social network in blu risulta ancora il preferito fra i giovanissimi statunitensi, davanti a piattaforme come Instagram e Snapchat. Facebook è il social usato dal 71% del campione di giovani americani di età compresa fra 13 e 17 anni che ha preso parte all’indagine.

Secondo l’istituto di ricerca il sito di Mark Zuckerberg è ancora in testa alle piattaforme social più usate dai teenager. Al secondo posto c’è Instagram, l’app per condividere foto e video che è comunque di proprietà di Facebook, usato dal 52% degli interpellati. Poi ci sono Snapchat (41%) e Twitter a pari merito con Google+ (33%). Il sito di Facebook figura anche come quello che viene usato più frequentemente (41%), seguito da Instagram (20%). Ma vi siete mai chiesti come funziona l’algoritmo di Facebook?

A condividere maggiormente sui social – in particolare su quelli ‘visuali’ come Instagram e Pinterest – sono piuttosto le ragazze (il 61% su Instagram contro il 44% dei maschi). Circa un quarto degli intervistati è quasi “costantemente” online, soprattutto grazie alla diffusione degli smartphone che sono nelle mani dei tre quarti dei teenager americani. Il 30% possiede un telefonino ‘tradizionale’, mentre appena il 12% non ha nessun tipo di cellulare.

http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2015/04/11/news/crisi_facebook-111669562/?ref=HRLV-9

Eventi, News

L’obiettivo, come spiega la Lila – Lotta Italiana contro l’Aids – è di porre fine alla pandemia entro il 2030, attraverso il cosiddetto programma “close the gap”, ovvero “colmare il divario”, che prevede, da qui al 2020, la diagnosi del 90% delle infezioni, l’ingresso in terapia del 90% delle persone diagnosticate e l’abbattimento della carica virale dell’hiv nel 90% delle persone che assumono trattamenti antiretrovirali.

I dati sembrano essere incoraggianti: nel mondo, stando a The Gap Report, uno studio pubblicato dall’Unaids, negli ultimi quattro anni le persone in trattamento in tutto il mondo sono passate da 5 a 12 milioni – il 37% dei 35 milioni di malati di hiv. Per quanto riguarda l’Italia, gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità mostrano che il trend delle infezioni nel 2013 è sostanzialmente in linea con quelle degli anni precedenti: 3.806 nuove diagnosi (il 72,2% sono uomini), con l’incidenza più alta tra persone di 25-29 anni. Le cause dei nuovi contagi sono soprattuto rapporti sessuali non protetti, che, sempre secondo l’Iss, “costituiscono l’83,9% di tutte le segnalazioni”. Le diagnosi sono aumentate, tra gli italiani, per i maschi che fanno sesso con maschi, mentre tra gli stranieri la modalità di trasmissione più frequente è il rapporto eterosessuale.

Ma non servono solo soldi: la lotta all’Aids passa anche per una corretta informazione. Eccovi quindi una raccolta di luoghi comuni e miti da sfatare sulla malattia.

Una donna incinta con l’hiv contagia sempre suo figlio.
Senza alcuna terapia, in realtà, le puerpere sieropositive hanno una probabilità del 25% circa di trasmettere il virus al feto. Con le moderne terapie e monitoraggi, invece, la probabilità è scesa sotto il 2%. Uno studio del 2010, addirittura, ha mostrato che  in Danimarca, grazie all’adozione di rigide linee guida in merito, dal 2000 non ci sono stati casi di trasmissione del virus da madre a figlio/a. Per quanto riguarda l’allattamento, allo stesso modo, se la madre non assume gli antiretrovirali, il rischio di trasmissione è intorno al 20%. Uno studio ha mostrato, inoltre, che il contagio può avvenire anche se il bambino ingerisce cibo premasticato da una donna sieropositiva. È una pratica che bisognerebbe evitare.

Se entrambi i partner hanno contatto l’hiv, si può non usare il condom durante i rapporti sessuali.
No. Ci sono diversi ceppi di virus. Se non si usa il preservativo, questo potrebbe portare a re-infezioni, che renderebbero la terapia più difficile: il nuovo ceppo potrebbe diventare più resistente alla terapia in atto o renderla addirittura inefficace. Leggi Tutto