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NEW YORK – Twitter è diventato uno sfogatoio delle peggiori pulsioni umane, o subumane: aggressioni, insulti, molestie. Non lo dice una celebrity offesa da qualche fan petulante, né un tecnofobo allergico ai social media. È un’autocritica che viene dallo stesso chief executive di Twitter. La società di San Francisco è preoccupata, il suo successo è a rischio. Insolenza e volgarità gratuite stanno cominciando ad avere un costo reale. Cresce il flusso di utenti in fuga dai tweet (letteralmente “cinguettii”) offensivi, di ex-aficionados che abbandonano il social network per vivere più sereni. L’ammissione del top manager, Dick Costolo, doveva circolare solo all’interno dell’azienda. Ma qualcuno l’ha passata a The Verge , un sito specializzato nell’informazione su media e tecnologie.
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Nel testo indirizzato ai dipendenti, il numero uno di Twitter scrive: “Non è un segreto, e il resto del mondo ne sta parlando quotidianamente. Stiamo perdendo uno dopo l’altro molti utenti affezionati, utenti della prima ora, perché siamo stati incapaci di affrontare gli insulti e i troll che li perseguitano”. Il troll, che all’origine era un mostriciattolo maligno nelle leggende scandinave, è un termine ormai consueto nel gergo di Internet. Così lo definisce Wikipedia: “Un troll è una persona che semina discordia sulla Rete, litiga, offende gli altri, lancia messaggi fuori tema, ostili, con l’intento deliberato di disturbare la discussione e provocare reazioni emotive”.
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Tutti noi utilizziamo Whatsapp, la famosa applicazione di messaggistica istantanea, ma molti sono i segreti, i piccoli trucchi e le funzioni che, sebbene molto utili e semplici da applicare, non conosciamo. Eccone 12:
1. E’ possibile recuperare conversazioni che, or1-trucchi-whatsapp-01mai, credevamo perse, cercando la cartella WhatsApp nella Scheda SD del telefono: da qui, è sufficiente entrare nel database, selezionare il file msgstore.db.crypt per poi aprirlo con una qualsiasi app dedicata alla lettura e scrittura di testi…

2. Dropbox, il famoso dervizio cloud, permette di aggirare i limiti dei formati dei file: basta installarlo insieme a un’altra app, Cloudsend, per poter, così, inviare anche pdf o Excel ai nostri amici…

3. Non volete collegare il vostro numero di telefono a WhatsApp e non sapete come fare? Vi basterà scaricare un’app, Fake-a-Message su iPhone e Spoof Text Message su Android, per poi avviare la procedura d’installazione di WhatsApp con verifica tramite SMS (avendo, però, cura di mettere in modalità aereo il vostro smartphone) inserendo qui, non il numero, ma l’indirizzo email. Date l’Ok per avviare la procedura ma annullate subito l’operazione: in questo modo troverete un messaggio nella casella “In Uscita” della vostra mail. Inviatelo con l’app che avete scaricato in precedenza con il vostro indirizzo email per utilizzare quello come numero finto…

4. Per gestire più di un account con WhatsApp è sufficiente scaricare l’app Switch Me, per poi decidere, di volta in volta, quale utilizzare…

5. Per unire due foto in una, e inviarle nello stesso messaggio, scaricate l’app Android Magiapp tricks for Whatsapp (se usate iPhone scaricate Fhumbapp)…

….e gli altri? Li trovi qua http://mobile.excite.it/foto/trucchi-whatsapp-le-12-funzioni-che-ancora-non-conosci-P151557.html#/photo/4

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Sono i più seguiti, i più innovativi, in grado di influenzare i gusti, di creare mode, di attirare milioni di giovanissimi inarrivabili per tv e vecchi media. Sono gli YouTubers. Ecco i talenti che dominano la Rete. Roberto Saviano, Repubblica.it

sellersIL CRITICO più ascoltato d’Italia fa solo video sul web, i nuovi comici più seguiti fanno game play da milioni di visualizzazioni, le prove artistiche di web series migliori sono su Youtube. L’Italia più seguita e più innovativa genera sul web. Esistono ragazze e ragazzi giovani, anzi giovanissimi, in grado di influenzare i gusti, creare seguito, fare intrattenimento, informazione, persino critica cinematografica in maniera del tutto diversa attirando centinaia di migliaia di spettatori.

Gli YouTubers sono creatori e fruitori di contenuti che influenzano assai più di editorialisti e trasmissioni televisive che noi crediamo consolidate e inarrivabili. Parlano a un pubblico giovane (ma non solo) e diventano spesso vasi comunicanti con ciò che accade all’estero. Eppure in Italia siamo ancora legati alla diffusione tradizionale di qualsiasi tipo di informazione e di inserzione pubblicitaria. Ci stupiamo poi della scarsa viralità di messaggi che ci appaiono invece fondamentali, ma non ci rendiamo conto che stiamo sbagliando il mezzo attraverso cui comunicare, che stiamo facendo arrivare il nostro messaggio a un numero esiguo di persone, perché tutto il resto, gli utenti più attivi, guardano e agiscono altrove. Guardare e agire sono in questo contesto due aspetti inscindibili. Non è possibile fruire senza essere a propria volta creatore di contenuti, non è contemplata l’osservazione passiva, senza interazione. Questa è la vera rivoluzione, questo rende inaccettabile, per chi è abituato ad avere spazio, a contare qualcosa, l’utilizzo di media tradizionali per informarsi o intrattenersi.

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Le divergenze generazionali sono una realtà da sempre: fin dal tempo dei romani, o dei greci o prima ancora degli egizi, le generazioni adiacenti sono sempre state in disaccordo pressoché su tutto viste le profonde divisioni e i cambiamenti che ogni generazione porta rispetto a quella successiva.
I motivi sono piuttosto semplici anche se sempre al centro del dibattito: le nuove generazioni si divertono in modo diverso dalle precedenti e le precedenti non capiscono i nuovi svaghi, le nuove generazioni comunicano in modo che le vecchie non capiscono, le vecchie generazioni hanno fatto sacrifici che le nuove non capiscono e così via.
Al centro di tutto, come vedete, c’è l’incomprensione: le vecchie generazioni non capiscono le nuove e viceversa.

Bene, se diamo per scontato questo, che possiamo considerare un assioma antropologico, dobbiamo allora riflettere sull’importanza che avrebbe, e che in definitiva ha, capire i giovani per riuscire a capire la direzione che ha preso il mondo.
Se c’è una cosa della quale sono certo è che i giovani di oggi saranno i genitori di domani e i nonni di dopodomani e che, a loro volta, non capiranno i loro figli. Anche questo è un assioma.
Se tutto questo è vero che cosa dobbiamo fare e chi deve fare cosa? Non è possibile pensare che i ragazzi vadano incontro alle necessità e alle perplessità di chi ragazzo non è più, quindi quello che dobbiamo capire è che siamo noi a dover andare verso di loro. Questo è fondamentale: chi deve fare il primo passo, avvicinarsi e capire è la generazione più vecchia, non quella più giovane.
E come? Parlando, chiedendo. Comunicando.

I giovani di oggi vivono in un mondo del tutto staccato, “alienato” se vogliamo usare un termine forte, in riferimento al mondo degli adulti, e questo perché le nuove tecnologie corrono talmente in fretta da aumentare l’abisso generazionale oltre misura, come non è mai successo prima.
L’abisso si allarga in maniera esponenziale e sta a noi colmarlo.

I 5 punti seguenti, emersi dai trend raccolti dall’Osservatorio Digitale STEVE, sono qualcosa di straordinario e lo sono per un motivo che potrebbe sembrare banale: danno una visione lucida, completa e del tutto nuova di come i giovani vivono la quotidianità.
Da queste ricerche escono delle realtà che io che lavoro in ambito Web e social, io che sono a contatto con centinaia di persone ogni giorno, non potevo nemmeno immaginare esistessero.
Andiamo per ordine e cerchiamo di farlo senza dare giudizi morali su cosa è giusto o sbagliato. Facciamolo con la “leggerezza” dell’analisi. Capiamo senza giudicare.

Meglio la chat.
Parlarsi non va più di moda.

Questa è forse la cosa più inquietante che si potesse leggere. Poi ok, ripeto, niente giudizi morali, ma un velo di preoccupazione viene fuori da una constatazione del genere.
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