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L’obiettivo, come spiega la Lila – Lotta Italiana contro l’Aids – è di porre fine alla pandemia entro il 2030, attraverso il cosiddetto programma “close the gap”, ovvero “colmare il divario”, che prevede, da qui al 2020, la diagnosi del 90% delle infezioni, l’ingresso in terapia del 90% delle persone diagnosticate e l’abbattimento della carica virale dell’hiv nel 90% delle persone che assumono trattamenti antiretrovirali.

I dati sembrano essere incoraggianti: nel mondo, stando a The Gap Report, uno studio pubblicato dall’Unaids, negli ultimi quattro anni le persone in trattamento in tutto il mondo sono passate da 5 a 12 milioni – il 37% dei 35 milioni di malati di hiv. Per quanto riguarda l’Italia, gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità mostrano che il trend delle infezioni nel 2013 è sostanzialmente in linea con quelle degli anni precedenti: 3.806 nuove diagnosi (il 72,2% sono uomini), con l’incidenza più alta tra persone di 25-29 anni. Le cause dei nuovi contagi sono soprattuto rapporti sessuali non protetti, che, sempre secondo l’Iss, “costituiscono l’83,9% di tutte le segnalazioni”. Le diagnosi sono aumentate, tra gli italiani, per i maschi che fanno sesso con maschi, mentre tra gli stranieri la modalità di trasmissione più frequente è il rapporto eterosessuale.

Ma non servono solo soldi: la lotta all’Aids passa anche per una corretta informazione. Eccovi quindi una raccolta di luoghi comuni e miti da sfatare sulla malattia.

Una donna incinta con l’hiv contagia sempre suo figlio.
Senza alcuna terapia, in realtà, le puerpere sieropositive hanno una probabilità del 25% circa di trasmettere il virus al feto. Con le moderne terapie e monitoraggi, invece, la probabilità è scesa sotto il 2%. Uno studio del 2010, addirittura, ha mostrato che  in Danimarca, grazie all’adozione di rigide linee guida in merito, dal 2000 non ci sono stati casi di trasmissione del virus da madre a figlio/a. Per quanto riguarda l’allattamento, allo stesso modo, se la madre non assume gli antiretrovirali, il rischio di trasmissione è intorno al 20%. Uno studio ha mostrato, inoltre, che il contagio può avvenire anche se il bambino ingerisce cibo premasticato da una donna sieropositiva. È una pratica che bisognerebbe evitare.

Se entrambi i partner hanno contatto l’hiv, si può non usare il condom durante i rapporti sessuali.
No. Ci sono diversi ceppi di virus. Se non si usa il preservativo, questo potrebbe portare a re-infezioni, che renderebbero la terapia più difficile: il nuovo ceppo potrebbe diventare più resistente alla terapia in atto o renderla addirittura inefficace. Leggi Tutto

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È uno dei dati più interessanti (e forse il più allarmante) emersi dal rapporto Steve, basato su domande a un campione di soggetti dai 17 ai 23 anni

No, a differenza di quanto si trova spiegato su innumerevoli siti web, il bukkake non è nato come rito di fertilità nelle cerimonie matrimoniali nell’antico Giappone. A inventarlo è stato il regista Kazuhiko Matsumoto nel 1998, semplicemente per aggirare la legge locale che vieta di mostrare i genitali perfino nei video pornografici. Ma sapete qual è la cosa più strana? Che abbiate capito di cosa stessi parlando.

Già: per ovvi motivi (organizzativi, come minimo) questa strana attività sessuale non viene praticata quasi da nessuno. È un po’ come lo squirting: la sua diffusione reale riguarda appena il 5% delle donne e pochissimi ne avevano sentito parlare prima dell’anno 2000 – eppure oggi è dato così per scontato che Ruggero de I Timidi può farne addirittura una parodia virale. Che sta succedendo alla nostra educazione sessuale?

"XXX" on Computer Key

La risposta è ovvia. La diffusione di Internet ha rimosso in pochi anni tutte le barriere che per secoli avevano limitato l’accesso alla pornografia. Ancora trent’anni fa per vedere un filmato porno un po’ insolito bisognava essere in una grande città, scovare una delle pochissime videoteche specializzate, trovare il coraggio di entrare e pagare l’equivalente di 120 euro per comprare una VHS da nascondere poi in casa ben lontano da occhi indiscreti. Oggi basta uno smartphone: nessun imbarazzo, costo zero, accesso illimitato e immediato a ogni sorta di genere esotico – compresi appunto squirting e bukkake. Con una tale offerta, non c’è da stupirsi se a furia di curiosare fra i link l’utente medio ne sappia ormai più di tutti i più grandi libertini del passato messi insieme.

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Vittoria! Le tre studentesse di Leeds che qualche giorno fa sono partite in battaglia contro Victoria’s Secret hanno vinto. Le ragazze avevano lanciato una petizione online contro la casa di intimo colpevole di proporre un modello di perfezione fisica femminile che illude le giovani e distrugge il loro immaginario. A finire sotto accusa era l’ultima campagna pubblicitaria per il reggiseno Body dove tre ragazze in intimo posano accompagnate dalla scritta “The perfect body”. Il corpo perfetto, insomma, sarebbe quello delle tre modelle. Un corpo, spiegano Frances Black, Gabriella Kountourides e Laura Ferris nel testo della petizione lanciata dal sito Change, ben diverso da quello delle donne che si incontrano tutti i giorni. L’utilizzo della parola “perfetto” viene definito irresponsabile e dannoso e per questo le giovani invitavano Victoria’s Secret a ritirare la campagna e a chiedere scusa alle donne. Il brand non ha chiesto scusa ma ha cambiato lo slogan presentando la stessa foto con la scritta “Un corpo per tutte”. Ora resta da vedere se le tre paladine saranno siddsfatte o continueranno la loro battaglia Screenshot 2014-11-07 18.24.52