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Copia di tv

YouTube sta per compiere dieci anni. Se fosse un bambino, sarebbe geniale, intraprendente e vagamente esibizionista. È stato creato da Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim, in California, nel febbraio 2005. Il primo aveva 28 anni, gli altri due 26. Karim ha spiegato che l’ispirazione gli è venuta dal seno (destro) di Janet Jackson, sbucato durante il Super Bowl 2004. Dell’insolita apparizione non si trovavano filmati online, così ha pensato: ehi, un sito di condivisione video potrebbe funzionare. Ha funzionato.

Il 23 aprile 2005 Karim ha caricato il primo video su YouTube (Me at the Zoo, 19 secondi), nel quale spiegava che le proboscidi degli elefanti erano «davvero, davvero, davvero interessanti». Un ragazzino di terza elementare, oggi, saprebbe fare di meglio. Ma contava l’idea. Nel 2006 YouTube è stato acquistato da Google per 1,65 miliardi di dollari. Oggi è il terzo sito più visitato al mondo dopo lo stesso Google e Facebook.

Ogni giorno un miliardo di persone guardano 300 milioni di video; ogni minuto ne caricano 300 ore. Nel novembre 2014, scrive il «New York Times», l’83% degli utenti internet negli Usa ha guardato almeno un filmato su YouTube. In Italia le visualizzazioni sono 1,2 miliardi al mese, gli utenti unici 20 milioni: un italiano su tre, neonati e novantenni compresi. Quattro utenti su dieci hanno un’età compresa 18 e 34 anni. Gli adolescenti sono molti, ma Google Italia dice di non sapere quanti.

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Tutti noi utilizziamo Whatsapp, la famosa applicazione di messaggistica istantanea, ma molti sono i segreti, i piccoli trucchi e le funzioni che, sebbene molto utili e semplici da applicare, non conosciamo. Eccone 12:
1. E’ possibile recuperare conversazioni che, or1-trucchi-whatsapp-01mai, credevamo perse, cercando la cartella WhatsApp nella Scheda SD del telefono: da qui, è sufficiente entrare nel database, selezionare il file msgstore.db.crypt per poi aprirlo con una qualsiasi app dedicata alla lettura e scrittura di testi…

2. Dropbox, il famoso dervizio cloud, permette di aggirare i limiti dei formati dei file: basta installarlo insieme a un’altra app, Cloudsend, per poter, così, inviare anche pdf o Excel ai nostri amici…

3. Non volete collegare il vostro numero di telefono a WhatsApp e non sapete come fare? Vi basterà scaricare un’app, Fake-a-Message su iPhone e Spoof Text Message su Android, per poi avviare la procedura d’installazione di WhatsApp con verifica tramite SMS (avendo, però, cura di mettere in modalità aereo il vostro smartphone) inserendo qui, non il numero, ma l’indirizzo email. Date l’Ok per avviare la procedura ma annullate subito l’operazione: in questo modo troverete un messaggio nella casella “In Uscita” della vostra mail. Inviatelo con l’app che avete scaricato in precedenza con il vostro indirizzo email per utilizzare quello come numero finto…

4. Per gestire più di un account con WhatsApp è sufficiente scaricare l’app Switch Me, per poi decidere, di volta in volta, quale utilizzare…

5. Per unire due foto in una, e inviarle nello stesso messaggio, scaricate l’app Android Magiapp tricks for Whatsapp (se usate iPhone scaricate Fhumbapp)…

….e gli altri? Li trovi qua http://mobile.excite.it/foto/trucchi-whatsapp-le-12-funzioni-che-ancora-non-conosci-P151557.html#/photo/4

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Sono i più seguiti, i più innovativi, in grado di influenzare i gusti, di creare mode, di attirare milioni di giovanissimi inarrivabili per tv e vecchi media. Sono gli YouTubers. Ecco i talenti che dominano la Rete. Roberto Saviano, Repubblica.it

sellersIL CRITICO più ascoltato d’Italia fa solo video sul web, i nuovi comici più seguiti fanno game play da milioni di visualizzazioni, le prove artistiche di web series migliori sono su Youtube. L’Italia più seguita e più innovativa genera sul web. Esistono ragazze e ragazzi giovani, anzi giovanissimi, in grado di influenzare i gusti, creare seguito, fare intrattenimento, informazione, persino critica cinematografica in maniera del tutto diversa attirando centinaia di migliaia di spettatori.

Gli YouTubers sono creatori e fruitori di contenuti che influenzano assai più di editorialisti e trasmissioni televisive che noi crediamo consolidate e inarrivabili. Parlano a un pubblico giovane (ma non solo) e diventano spesso vasi comunicanti con ciò che accade all’estero. Eppure in Italia siamo ancora legati alla diffusione tradizionale di qualsiasi tipo di informazione e di inserzione pubblicitaria. Ci stupiamo poi della scarsa viralità di messaggi che ci appaiono invece fondamentali, ma non ci rendiamo conto che stiamo sbagliando il mezzo attraverso cui comunicare, che stiamo facendo arrivare il nostro messaggio a un numero esiguo di persone, perché tutto il resto, gli utenti più attivi, guardano e agiscono altrove. Guardare e agire sono in questo contesto due aspetti inscindibili. Non è possibile fruire senza essere a propria volta creatore di contenuti, non è contemplata l’osservazione passiva, senza interazione. Questa è la vera rivoluzione, questo rende inaccettabile, per chi è abituato ad avere spazio, a contare qualcosa, l’utilizzo di media tradizionali per informarsi o intrattenersi.

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Le divergenze generazionali sono una realtà da sempre: fin dal tempo dei romani, o dei greci o prima ancora degli egizi, le generazioni adiacenti sono sempre state in disaccordo pressoché su tutto viste le profonde divisioni e i cambiamenti che ogni generazione porta rispetto a quella successiva.
I motivi sono piuttosto semplici anche se sempre al centro del dibattito: le nuove generazioni si divertono in modo diverso dalle precedenti e le precedenti non capiscono i nuovi svaghi, le nuove generazioni comunicano in modo che le vecchie non capiscono, le vecchie generazioni hanno fatto sacrifici che le nuove non capiscono e così via.
Al centro di tutto, come vedete, c’è l’incomprensione: le vecchie generazioni non capiscono le nuove e viceversa.

Bene, se diamo per scontato questo, che possiamo considerare un assioma antropologico, dobbiamo allora riflettere sull’importanza che avrebbe, e che in definitiva ha, capire i giovani per riuscire a capire la direzione che ha preso il mondo.
Se c’è una cosa della quale sono certo è che i giovani di oggi saranno i genitori di domani e i nonni di dopodomani e che, a loro volta, non capiranno i loro figli. Anche questo è un assioma.
Se tutto questo è vero che cosa dobbiamo fare e chi deve fare cosa? Non è possibile pensare che i ragazzi vadano incontro alle necessità e alle perplessità di chi ragazzo non è più, quindi quello che dobbiamo capire è che siamo noi a dover andare verso di loro. Questo è fondamentale: chi deve fare il primo passo, avvicinarsi e capire è la generazione più vecchia, non quella più giovane.
E come? Parlando, chiedendo. Comunicando.

I giovani di oggi vivono in un mondo del tutto staccato, “alienato” se vogliamo usare un termine forte, in riferimento al mondo degli adulti, e questo perché le nuove tecnologie corrono talmente in fretta da aumentare l’abisso generazionale oltre misura, come non è mai successo prima.
L’abisso si allarga in maniera esponenziale e sta a noi colmarlo.

I 5 punti seguenti, emersi dai trend raccolti dall’Osservatorio Digitale STEVE, sono qualcosa di straordinario e lo sono per un motivo che potrebbe sembrare banale: danno una visione lucida, completa e del tutto nuova di come i giovani vivono la quotidianità.
Da queste ricerche escono delle realtà che io che lavoro in ambito Web e social, io che sono a contatto con centinaia di persone ogni giorno, non potevo nemmeno immaginare esistessero.
Andiamo per ordine e cerchiamo di farlo senza dare giudizi morali su cosa è giusto o sbagliato. Facciamolo con la “leggerezza” dell’analisi. Capiamo senza giudicare.

Meglio la chat.
Parlarsi non va più di moda.

Questa è forse la cosa più inquietante che si potesse leggere. Poi ok, ripeto, niente giudizi morali, ma un velo di preoccupazione viene fuori da una constatazione del genere.
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nuove modalità di utilizzo dei media digitali attraverso la Peer Education

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una giornata di formazione e scambio di esperienze

 

RIETI 16 dicembre 2014
Auditorium Varrone

scarica il programma Rieti brochure

Mat Hanon, redattore di Wired ha effettuato un esperimento per ben 48 ore di fila. Ha messo “Mi piace” a qualunque contenuto gli si presentasse nella home, qualsiasi tipo di contenuto, anche quello più odiato, insensato, sdolcinato è stato meritevole di un “Mi piace”, ovviamente compresi i suggerimenti e articoli correlati.
Tramite questo meccanismo Wired ha studiato la reazione dell’algoritmo di Facebook, l’ EdgeRank, che regola la rilevanza e il peso dei singoli contenuti e che decide, su base informatica, quali post mostrare all’utente e quali gettare nell’oblio digitale.

Dietro questa rilevanza si cela puro business in quanto Facebook punta molto di più sul traffico mobile, i contenuti umani si annullano quasi del tutto e prevalgono brand e post promozionali. Da un pc fisso invece spuntano in risalto i contenuti aziendali e sopravvive qualche status degli amici. Si denota che Facebook reputa economicamente più vantaggiosa la navigazione mobile, se finiscono nel dimenticatoio tutti i post personali è perché non fanno guadagnare e l’algoritmo opera per lo smistamento. Quindi le due home che vi appariranno da mobile e dal pc fisso sono diverse.
Per quanto riguarda invece i contenuti mostrati, Wired si è accorto che vengono proposti contenuti ideologicamente attinenti, seguendo la logica già avanzata dal Daily Me, teorizzata daCass Sunstein. Leggi Tutto

Eventi, News

Il giorno 17 ottobre 2014 alzati di buon mattino siamo partiti per Firenze per il convegno Crescere con i social. All’interno della due giorni abbiamo partecipato ad un interessante workshop con Michele Marangi,  Media educator e formatore, che  ha approfondito le tematiche sulla comunicazione efficace online e sul territorio. La serata è continuata con una elettrizzante Firenze ” by night” . Nella giornata del 18 ottobre,  Elena Farinelli ha tenuto un interessante workshop sul Social web marketing, ovvero come usare i social networks, esperienza interessante ed istruttiva. di seguito le foto del meeting .

I Peer del Youngle Angles Umbria

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