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È in calo il tempo che trascorriamo all’interno delle app di Facebook, Twitter o Instagram. Preferiamo gli ambienti di dialogo più diretto e nati in modo specifico per il mobile
Martina Pennisi http://www.corriere.it/tecnologia/social/ mike

Ci siamo già stufati? L’era del tagga e condividi si sta avviando sul viale del tramonto? Stiamo per (ri)alzare le teste dagli schermi degli smartphone per ricominciare a interagire solo vis-à-vis ? Non esattamente, ma i recenti dati sull’utilizzo delle applicazioni raccontano qualcosa di interessante sulle nostre abitudini: siamo più orientati verso gli ambienti di dialogo rispetto a quelli di condivisione indiscriminata.

Secondo SimilarWeb, che prende in considerazione i dispositivi Android (84% del mercato nel primo trimestre 2016, Gartner), il tempo trascorso all’interno delle app di social networking è in calo. Parliamo sempre, ad esempio, della bellezza di 45 minuti e 48 secondi al giorno su Facebook, nel caso degli americani, nei primi tre mesi dell’anno. Ma vediamo la cifra scivolare dai 48,75 minuti dello stesso periodo del 2015. Nei nove Paesi analizzati (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Spagna, Australia, India, Sudafrica, Brasile e Spagna), l’utilizzo della piattaforma da 1,6 miliardi di utenti è scivolato dell’8 %.

Anche la novità più fresca, Snapchat, passa da 23,17 minuti a 18,72 minuti negli Usa e da 21,22 minuti a 16,12 in Francia. In una delle economie più ghiotte dal punto di vista del potenziale, nonostante la crisi, rimane però stabile: l’app gialla in Brasile è ancorata sopra gli 11 minuti e, soprattutto, può contare su una crescita delle installazioni.

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di Angelica Basile – http://www.west-info.eu/

Viene dagli USA la prima linea amica per adolescenti che passa attraverso gli SMS. Si chiama Crisis Text Line e permette ai ragazzi che ne hanno bisogno, di chiedere aiuto semplicemente inviando un messaggio di testo. Se si sta vivendo un periodo difficile, si soffre per atti di bullismo o per disturbi alimentari, spesso quello che serve è semplicemente parlare con qualcuno che sappia dare ascolto. Ma la vergogna di dover alzare la cornetta, tirare fuori la voce e raccontare ad un estraneo i propri mali, spesso blocca anche i più temerari. Da oggi, tuttavia, basterà inviare un sms e a rispondere sarà un operatore che non solo saprà dare conforto a chi sta male, ma lo aiuterà anche a trovare una via d’uscita, un aiuto concreto, un centro a cui rivolgersi.

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Da un sondaggio su oltre 216mila adolescenti americani è emerso che il consumo di marijuana è in calo, nonostante la legalizzazione della sostanza in diversi stati

Marta Musso su WIRED High Angle View Of Marijuana Joint On Table

Gli adolescenti americani consumano meno marijuana. Sono le conclusioni che emergono da un sondaggio della Washington University School of Medicine di St. Louis, condotto su 216mila adolescenti, che verrà pubblicato a giugno sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry. I dati parlano chiaro: il numero di giovani che fanno uso della sostanza e quelli che presentano problemi legati al consumo di marijuana è in forte diminuzione, nonostante alcuni stati americani abbiano recentemente legalizzato o depenalizzato l’uso di questa sostanza.

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contraccettiviBuona lettura 😉
articolo pubblicato su MY PERSONAL TRAINER
Nel vasto panorama sessuale, i metodi contraccettivi sono oggetto di elevato interesse, soprattutto tra giovani e giovanissimi ancora sessualmente inesperti. ContraccettiviNonostante il mercato offra numerosissime e differenti metodiche contraccettive, sembra che molti adolescenti vivano la propria sessualità in modo superficiale, affrontandola con leggerezza e sconsideratezza.
Nella realtà attuale, l’età della tanto ambita “prima volta” tende ad essere sempre più precoce. Da quanto detto, ben si comprende come l’informazione sui differenti metodi contraccettivi sia indispensabile per ridurre non solo il rischio di gravidanze indesiderate ma anche limitare la trasmissione delle malattie veneree (MST).
Iniziamo subito specificando che nessun metodo contraccettivo – al di fuori dell’astinenza – offre una protezione TOTALE da gravidanze indesiderate, né tantomeno da malattie sessualmente trasmissibili. Nonostante quanto detto, è comunque doveroso ribadire che il perfezionamento di alcuni metodi contraccettivi è tale da minimizzare il rischio di fallimento.

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Si chiamano “finstagrams” e sono account privati per pochi follower, dove i teenager condividono tutto, brufoli compresi. Non si finge, ci si svela per come si è. Ma qualche rischio ancora c’è

teenage girls

teenage girls courtesy getty images

di Costanza Rizzacasa d’Orsogna http://www.iodonna.it/

Li chiamano “finstagrams”, crasi di “fake Instagrams”. Sono gli account privati dei teenager, con pseudonimi e pochissimi follower. Solo i veri amici, cui mostrarsi rigorosamente senza filtri: foto sfocate o poco lusinghiere, brufoli e rotolini, gaffe, storie di vite banalissime. Quello che in pubblico non posteresti mai. Gli stessi principi che governano Instagram, su Finstagram sono ignorati allegramente: il finto Instagram è più vero del vero. Un abisso dai Millennial, per cui il social era una specie di curriculum vitae: “Questa sono io. Gelosi?”. La vita come servizio fotografico: in autopromozione permanente tra Photoshop, luci perfette, filtri rosa. Perché il rapporto con l’hi-tech dei Generation Z – i nati tra il 1996 e il 2010 – è ben diverso. Per loro, Facebook è da vecchi (nel 2014 il 25 per cento dei 13-17enni l’ha lasciato), Instagram rischioso: un selfie audace può dar popolarità, ma danneggiare reputazione e prospettive di carriera. Meglio app non solo più veloci, ma che promettono la privacy. Secret, Whisper, per gossippare nell’anonimato; Snapchat, che elimina i messaggi dopo alcuni secondi; Telegram, criptato. Il loro incubo è la geolocalizzazione.
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Una volta si chiamava verginità ed era considerata un valore, un preservarsi per portare in dono all’uomo (ma anche alla donna) della vita la propria castità. Poi dagli anni Settanta in poi le cose sono andate a testa in giù, il vento della libertà ha investito le ragazze che hanno cominciato a rivendicare la legittimità del proprio desiderio e a decidere tempi e modi della loro evoluzione sessuale. La verginità da valore si è tramutata in fardello, qualcosa da cui liberarsi pena l’ostracismo del gruppo, e l’età della prima volta si è abbassata puntando in alcuni casi anche verso i 12 o 13 anni (una ragazza su dieci oggi fa l’amore prima dei 14 anni), per assestarsi intorno ai 16, 17 di media.

di Maria Luisa Agnese, Maria Serena Natale http://www.corriere.it/cronache/sesso-e-amore/

Cinque figli

Ma anche se in poco tempo c’è stata una rivoluzione copernicana, come racconta bene nell’intervista Radio Cecilia Storti, forte di un’esperienza a largo raggio in quanto mamma di cinque figli dai 20 ai 12 anni, non per questo vuol dire che tutto sia facile e che il rito iniziatico della prima volta che segna un passaggio importante della vita, si possa ormai derubricare ad atto dovuto. Perché le scelte della vita poi non sono mai così semplici tanto più quando riguardano aree individuali e private, e perché caduti tutti i divieti, i codici laici e religiosi, i ragazzi spesso si ritrovano senza bussola a impegnarsi nella costruzione di sé e ognuno alla fine, per quanto giovane, deve regolarsi secondo la propria sensibilità. Soprattutto continuano a interrogarsi su quando sia il momento migliore per compiere questo che resta comunque un grande passo. Che non dovrebbe essere troppo presto, perché se è vero che la società tende a fare dei nostri figli dei piccoli adulti, sollecitandoli in ogni modo a una maturità precoce, è anche vero che intorno ai 12 o 13 anni non sono ancora attrezzati psicologicamente per elaborare e riempire di significato un evento così profondo.

 Il «troppo presto»

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